Aspettando la rinascita

Quando mi è stato chiesto di scrivere per il giornalino di Orvinio, sono stata molto felice ed anche un po’ intimorita;  l’euforia di essere stata chiamata a scrivere un articolo si miscela  con il timore di affrontare un argomento cosi’ complicato.

Siamo tutti piu’ o meno sconcertati da quanto sta accadendo fuori delle nostre finestre, dalle quali guardiamo speranzosi in attesa che tutto passi. La speranza è forse il sentimento che ci accomuna in questo momento, è quella spinta che ci aiuta a programmare il nostro futuro, per quanto ora ci sembri impossibile. Abbiamo molto tempo a disposizione per pensare a cose e persone che sembravano dimenticate, possiamo permetterci il lusso di riflettere in maniera piu’ intima su noi stessi perché la frenesia della nostra quotidianità è stata sostituita dalla “pacatezza” forzata del  virus. Avete pensato a quante cose diamo per scontate?

A quante abitudini, che sembravano banali, stiamo rinunciando? Uscire a fare una passeggiata, fermarsi a chiacchierare con un anziano o giocare con i bambini ai giardini. Tutto questo fa nascere un po’ di malinconia perché sembra tutto cosi’ distante nel tempo. Sicuramente ne usciremo cambiati, piu’ consapevoli, piu’ attenti a chi ci sta accanto. Aspettiamo la rinascita. Aspettiamo il momento in cui potremmo salire in macchina e raggiungere il nostro “posto del cuore”. Se dovessi fare un elenco di tutto cio’ che mi manca di Orvinio forse non basterebbero le pagine di questo giornale.  Mi manca il profumo di Orvinio, quel profumo che si sente in primavera e si mischia a quell’aria “frizzantina”, i colori della nostra natura che ti riempiono gli occhi e l’anima, le passeggiate nelle stradine che portano all’orto di qualcuno, le campane che richiamano le nostre grandi donne nell’ora della Messa.

I bambini con le biciclette in mezzo alla strada e i richiami delle mamme ai giardinetti, gli uomini che tornano verso casa con il raccolto del giorno, lo scambio di sorrisi e saluti da una parte all’altra della strada…..tutta questa genuinità e questa normalità che ho sempre dato per scontata ha  acquisito un valore smisurato. Orvinio è un posto che ti fa sentire al sicuro, in questo momento di paura generale, chi di noi non ha pensato “scappo ad Orvinio”? Come se le sue mura avessero il potere di difenderci anche dai nemici invisibili e il Santuario di Valle Bona vegliasse su di noi.

C’è un profondo bisogno di normalità, almeno per me, forse perché mi aiuta ad affrontare e superare la paura di questo momento, per chi ti sta accanto, la paura di uscire di casa e dover gestire quel senso di impotenza che ci attanaglia.

Arriverà la primavera, non quella del 21 marzo, ma la Nostra benedetta primavera (parafrasando una canzone a me cara) torneremo a vivere la nostra vita, torneremo al nostro amato Orvinio!

Valentina Sestili

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Arci Moka Letteraria

“Gentilissimi, Siamo lieti di presentarvi…” dovrebbe iniziare così una lettera di presentazione ufficiale!

Invece oggi la prima cosa che ci viene in mente è “grazie”.  Grazie per una occasione.

Come alcuni di voi sapranno, da Gennaio, in via Carpineto, in uno dei locali dell’ex Asilo, abbiamo dato il via a quello che potrebbe essere definito un contenitore sperimentale, un luogo in continuo aggiornamento di idee e persone. Un posto di tutti e per tutti senza distinzioni.

Si dice che vivendo un posto se ne assorbano le caratteristiche e probabilmente questo è successo, abbiamo assorbito e seguito lo spirito del posto stesso: convento, asilo per bambini purtroppo chiuso, divenuto un luogo di aggregazione che ha visto feste, varie generazioni, dai giovani agli anziani, finanche una sede politica. E’ stato molte cose  ma che hanno seguito sempre uno stesso filo conduttore comune: la socialità, la voglia di stare insieme, portare qualcosa di bello e di utile ad Orvinio.

E allora grazie ad Orvinio, il posto che, ha accolto alcuni di noi e ad altri ha dato i natali. Ora è sede di una associazione, Arci Moka Letteraria a.p.s.

E cosa è una associazione se non un insieme di persone che riunendosi in allegria conseguono tutte un fine comune? Non è un nome, non è uno stemma, non sono quattro mura, non sono ruoli. Sono idee, persone, mani.

Quindi grazie a tutti quelli che ci sono stati, ci sono e ci saranno, che mettono le loro idee e le loro mani che lavorano.

Grazie di averci dato la possibilità di prendere un posto abbandonato, di pulirlo, ristrutturarlo e riconsegnarlo alla comunità rendendolo un posto per tutti, questo ripaga di tutta la fatica, il tempo e i soldi spesi. Ogni volta che quel cancello si apre sappiamo che qualcuno salirà le scale, ci porterà il ricordo di un avvenimento passato, ci porterà una nuova idea, ci porterà la sua esperienza.  Grazie per la partecipazione che non ci aspettavamo.  

In questo attuale periodo, a causa del virus che tutti ben conosciamo, quel cancello dovrà rimanere chiuso ma noi ci siamo e ci saremo e riprenderemo a svolgere le attività fin qui portate avanti:

La biblioteca in cui potrete trovare testi di ogni tipo, dal romanzo giallo al tomo di importanti enciclopedie, narrativa straniera, italiana, saggi, politica, religione, arte, fotografia, musica. Potete consultarli comodamente sulle poltrone e divani oppure prenderli in prestito e leggerli dove meglio volete. Fumetti e Graphic Novel, editoria italiana e straniera per adulti e ragazzi.

Cineforum per i più piccoli Cineforum per i più grandi

Spazio per giochi da tavolo

Corsi di inglese per bambini ed adulti con la madrelingua Stella Bryant

E soprattutto un posto dove stare insieme.

Come scritto sopra, siamo in continua evoluzione perciò abbiamo progetti in cantiere di cui vi terremo aggiornati:

Sezioni di giochi di ruolo e tornei

Presentazione di libri e conferenze

Programmazione di corsi

Potrete accedere a tutte le attività iscrivendovi all’associazione, la tessera annuale ha un costo di € 5,00, è compresa l’assicurazione ed è valida in tutta Italia in tutti i Circoli Arci. Potrete seguire la nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/ArciMokaLetterariaaps/ dove troverete informazioni e le convenzioni previste dal tesseramento Arci e potrete suggerirci idee da sviluppare insieme.

Con la certezza che davvero “andrà tutto bene” nel minor tempo possibile, vi invitiamo tutti all’ inaugurazione ufficiale di cui vi daremo informazione appena quel cancello potrà tornare a spalancarsi.

Un saluto

Il Consiglio Direttivo

La Bellezza ci aspetta

In questi giorni così particolari aumenta la consapevolezza di vivere nel paese più bello del mondo, un mosaico di meraviglie che restano il sogno di mezzo mondo.

Adesso più che mai bisogna raccontare e valorizzare questa ricchezza e tutto il patrimonio diffuso che ci circonda, che va protetto ma anche condiviso.

Mentre noi restiamo a casa, la bellezza nascosta nei nostri borghi, nelle nostre campagne, colline, montagne, non si ferma e attende solo di essere nuovamente assaporata.

Mantenere i contatti e ricreare la fiducia  è il ruolo fondamentale dell’ospitalità locale, fatta di piccole aziende a conduzione familiare che, con proposte di soggiorni ed esperienze all’aria aperta, con l’offerta di prodotti locali e genuini, potranno giocare la carta della credibilità rispetto all’ambiente salubre e pressoché incontaminato quale è quello della Sabina. Come?

Il progetto SharryLand, al quale il comune di Orvinio ha aderito già da diversi mesi diventandone primo Comune Amico del Lazio, e a cui stanno aderendo i comuni di Castel di Tora, Colle di Tora, Paganico e Collalto Sabino, si ripropone proprio questo: dare voce, insieme alle comunità locali, alla ricchezza di questo patrimonio e tornare a vivere e gustare la nostra terra, a rilanciare il turismo sostenibile e le economie locali, non appena tutto questo sarà nuovamente possibile.

E allora, se sentiamo la mancanza della bellezza dei nostri luoghi, possiamo contribuire anche noi a raccontarla utilizzando SharryLand, iscrivendoci tutti, e soprattutto gli operatori turistici (guide, associazioni, b&b, ristoratori, produttori locali), sulla piattaforma www.sharry.land, proponendo luoghi ed esperienze, creando sinergie.

Inoltre, in questi giorni di vita casalinga, SharryLand sta promuovendo il territorio sabino con il tour virtuale di Borghi Narranti, invitando poi “al rientro dal tour” tutti i visitatori partecipanti a lasciare un loro commento e a condividere i propri ricordi dell’ Italia di ieri.

Noi intanto restiamo a casa, condividiamo la bellezza dei nostri luoghi e l’attesa sarà più breve!

Barbara Barella

Er Papa tosto e la masnada di Pietra Demone

Nel monastero di Pietra Demone (l’attuale Colle Cima di Coppi), sorto sui resti del sacello del sabino Giove Cacuno, San Domenico di Sora, sotto l’abile guida dell’abbate Donnoso, imparò a padroneggiare le possenti armi spirituali che gli avrebbero permesso di sconfiggere, nella solitudine dei Monti Lucretili, il suo grande nemico, il Diavolo. Ma la Storia ama prendersi gioco delle nostre umane certezze ed infatti circa 600 anni dopo il Santo di Pietra Demone, un altro diavolo ben più terreno e che, per ironia del destino, avrà anche lui il nome di Domenico, sceglierà Pietra Demone come sua dimora: stiamo parlando di Memmo o Memmio Picone. Questo nome è senz’altro sconosciuto ai più ma alla sua epoca, verso la fine del ‘500, rese insonni le notti di molti abitanti di Orvinio, allora Canemorto, della Valle Muzia e di quella Ustica. Il marchese Luigi Biondi, illustre archeologo e membro della Pontificia Accademia Romana di Archeologia ce ne ha lasciato una preziosa testimonianza nel 1811 :

I fianchi [di Pietra Demone] sono ricoperti da un bosco fittissimo d’alberi, che per più miglia si stende: e dove le diradate piante ne dinotano il fine, bello è lo scoprire da lungi or una or altra capanna, tutte di legname conteste, ed abitate da alcuni uomini, quasi selvaggi, colle loro Mogli, e coi Figli; seminudi tutti, e di un solo cibo contenti…Mostrano costoro a que’ pochi, che fino alle loro abitazioni pervengono, un grosso mortajo nel vivo sasso incavato, in che dicono, acquistata avendo siffatta scienza per tradizione, che una masnada antichissima di contrabbandieri, colassù dimorante, la fabricata polve pestasse…Progredendo in ver la cima del monte si veggono le reliquie di uno antico Castello distrutto, che similmente si nomò Pietra Demone e fu patria a Memmio Picone, famoso capo di masnadieri…”.

Al tempo di Memmio Picone e della sua masnada era papa Gregorio XIII, un ottimo papa ma che è passato alla storia più per la sua celebre riforma del calendario giuliano che non per il modo in cui cercò di risolvere il problema del brigantaggio. Già perché all’epoca il brigantaggio era, non solo nello Stato Pontificio ad onor del vero ma in tutta Italia, una vera piaga e Gregorio con le sue errate decisioni politiche, economiche e sociali non riuscì affatto a curarla. Infatti il nostro Memmio non era affatto un caso isolato: per chi oggi considera insicure le nostre città basterà ricordare che al tempo del bandito dei Lucretili nello Stato Pontificio si aggiravano liberamente innumerevoli bande di decine o addirittura centainaia di malfattori, veri e propri eserciti di fuorilegge, che agivano pressoché impuniti nella campagna romana e che osavano persino spingersi nel cuore di Roma per perpetrare i loro efferati crimini. Alla testa di queste bande c’erano signori e signorotti feudali come il celeberrimo duca di Marciano, Alfonso Piccolomini, ma anche preti scomunicati come il Prete Ardeatino o il famoso Prete da Guercino, c’erano banditi di umili origini come Marco Sciarra, il “Re di Campagna” ma anche veri e propri criminali come Catena, al secolo Bartolomeo Vallante (la cui morte nel gennaio del 1581 ebbe come testimone eccezionale Montaigne che ce ne ha lasciato une dettagliata descrizione nel suo journal de voyage en Italie). Gregorio XIII nella primavera del 1585, forse presentendo la morte ormai prossima ed esasperato dal non potere venire a capo del banditismo, lanciò una violenta offensiva armata contro i briganti, ingaggiando persino un reggimento di guardie corse, avvezze ai combattimenti in zone montagnose.

Il 12 marzo del 1585 una compagnia della guardia pontificia, risalendo la valle del Licenza, riuscì ad intecettare a Percile la banda di Memmio Picone e nel violento scontro a fuoco che ne seguì Memmio perse la vita. Gregorio XIII tuttavia non poté gioire a lungo di questa vittoria perché appena un mese dopo, il 10 aprile del 1585, morì dopo una brevissima malattia. La lotta al banditismo però non cessò affatto con la morte di Gregorio XIII, anzi il suo successore, Sisto V, testimone degli scarsi risultati raggiunti dal predecessore in questa lotta, ne fece la sua principale missione terrena! Il guardiano dei porci, come chiameranno Sisto V i suoi detrattori per sottolinearne le umilissime origini (essendo figlio di un povero contadino della Marca Anconetana), fu un papa straordinariamente risoluto ed intransigente: Il Belli in suo celebre sonetto lo definì “Er papa tosto, er papa matto che nnu la perdono’ nneppur’a Ccristo” ed aveva ragione!

Er papa tosto”, che aveva perso l’amatissimo nipote Francesco Peretti in un terribile agguato di briganti proprio nel cuore di Roma, non appena eletto al soglio pontificio mise subito le cose in chiaro: il giorno della sua elezione non concesse infatti nessuna grazia ai condannati, come era invece in uso ormai da secoli. Abbassò l’età per essere condannati a morte a 14 anni e fece giustiziare, decapitare e squartare talmente tanti briganti che si disse, nel settembre del 1585, che si erano viste più teste mozzate sul Ponte Sant’Angelo che meloni ai mercati! Ma il banditismo si rivelò un fenomeno inaspettatamente tosto anche per un papa del calibro di Sisto V come gli abitanti di Percile presto capirono: purtroppo il vuoto lasciato dalla morte di Memmio Picone venne presto riempito da un altro brigante, anche lui, per ironia della sorte, di nome Domenico, un nome che forse ben si addice a santi e banditi: Domenico o Minno Fantasia, detto anche il Roscio di Vicovaro, prese al balzo il testimone lasciatogli da Memmio Picone e tormentò a sua volta i Monti Lucretili e dintorni per oltre tre decenni prima di essere catturato e decapitato a Roma nel 1621.

Filippo Tani

I Borghi Narranti

DA PASSATO UN AIUTO ALLO SVILUPPO CULTURALE ED ECONOMICO DEI NOSTRI BORGHI

Da qualche mese il nostro paese è tappezzato da delle curiose mattonelle artistiche, con un titolo, un disegno, ed un QR code – un disegno in bianco e nero con tantissimi piccoli quadratini. Fotografando il Qr code con il telefonino (su cui precedentemente si è caricata l’App necessaria, ovvero il programma abile a “leggere il codice) si accederà ad un sito internet e si potrà ascoltare un racconto da parte di un nostro concittadino. Nel caso dell’immagine qui riprodotta, si potrà ascoltare il racconto di Domenico Attilia, il nostro caro Menicuccio, che ci porterà indietro di tanti anni e ci racconterà la storia della trattoria di Pippetto.

Mattonelle di questo tipo sono state prodotte nei borghi di Roccagiovine, Percile e Poggio Moiano: in ognuno di questi borghi 15 o più mattonelle sono state affisse lungo il paese per permettere ad abitanti o turisti di passaggio di conoscere la nostra storia e le vite di coloro che l’hanno disegnata. Tutte le interviste delle mattonelle sono consultabili anche direttamente sul sito borghinarranti.it, ove sono presenti ulteriori interviste, anche di altri Borghi (Scandriglia e Monteleone Sabino).

Il progetto è il seguito infatti di un altro progetto simile, realizzato nel 2016 con finanziamenti regionali, e persegue il triplice scopo di preservare una memoria preziosissima, rendere un affettuoso omaggio ai nostri anziani, e costituire un impulso al turismo, offrendo alle persone di passaggio uno spaccato interessantissimo della vita passata: vedere per credere! I racconti raccolti – oramai quasi un centinaio, riescono infatti a stupirci, a farci ridere e talvolta piangere.

Con questo progetto stiamo mettendo in cassaforte un patrimonio inestimabile. Saremmo ben lieti di accogliere segnalazioni di disponibilità di persone anziane a farsi intervistare per aggiungere ulteriori racconti.

E’ doveroso infine ringraziare la nostra bravissima grafica Simona, la cui disponibilità e talento hanno permesso di realizzare il bellissimo e poetico disegno sul grande pannello all’ingresso del Paese, nonché il simbolo del progetto Borghi Narranti, presente sia su Facebook che su Instagram.

Maurizio Forte

Orviniando

AGGIORNAMENTO SULLA PROGRAMMAZIONE DEGLI EVENTI

Nel rispetto delle disposizioni nazionali, a causa dell’emergenza Covid-19, la programmazione degli eventi, pubblicata nella scorso numero di Orvinium, potrebbe subire delle variazioni, la loro realizzazione al momento non è certa, dipenderà dai prossimi aggiornamenti.

Vi riproponiamo il programma per intero, potrete richiedere ulteriori informazioni al Presidente dell’Ass. Orviniando a.p.s. Domenico Aliverinini 380.73.39.117

  • 24 maggio ORVINIO IN FIORE
  • 27 giugno NOTTE ROMANTICA
  • 26 luglio ORVINIO IN ARTE
  • 15 agosto CARNEVALE ORVINIESE
  • 4 ottobre ENORVINIO

Centro Anziani

Come già anticipato nella precedente edizione, si è concluso per scadenza naturale del triennio il mandato del Centro Anziani.  L’Amministrazione Comunale nel ringraziare l’uscente consiglio direttivo guidato da Maria Teresa, rinnova l’invito a chiunque fosse interessato a proseguire l’attività di prendere contatto con l’Assessore ai Servizi Sociali Luca Cervelli.

Le Fontane pubbliche di Orvinio

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L’approvvigionamento di acqua potabile all’interno del borgo è stato da sempre uno dei più temi che i cittadini orviniesi ebbero a realizzare nel corso degli ultimi secoli.

Nei secoli medievali l’acqua fuoriusciva da diverse sorgenti sparse ai bordi dello storico abitato. Il paese di Orvinio adagiandosi su un poggio, infatti, riceveva acqua naturale proveniente dalle sorgenti poste a monte verso Ovest. Ancora oggi la fonte sorgiva posta in località Pratarelle è quella che alimenta l’acquedotto comunale.

Le primarie opere di approvvigionamento per il paese sono rappresentante dai fontanili, in grado sia di poter abbeverare il bestiame e, in secondo luogo, poter riempire delle conche di rame dove conservare l’acqua per gli usi domestici. Il vetro non era in uso perché materiale costoso e pregiato, facile a rompersi e comincerà a diffondersi solo a partire anni ‘50 del secolo scorso, con il boom commerciale dell’Italia.

I fontanili storici di Orvinio erano: Fontanile delle Petriana, Fonte Formana, Fontanile di Pezzesantino e Fontanile di San Benedetto. Oggi questi sono tutti scomparsi o trasformati in fontane, l’ultimo fontanile antico a rimanere nel borgo fu quello di San Benedetto, situato sull’omonima via nei pressi di Piazza del Sole, dove anticamente partiva la via che scendendo alla valle arrivava a Petescia, (l’attuale Turania), demolito alcuni anni fa.

Ad ogni modo le prime trasformazioni moderne di Orvinio avverranno in concomitanza con l’Unità d’Italia ed il riordino dell’amministrazione del territorio che cominciò a dare ad Orvinio, all’interno della Provincia dell’Umbria, maggiori poteri di Governo.

Il 15 novembre 1885 venne inaugurata pertanto la nuova fontana pubblica, riordinando e ristrutturando l’acquedotto comunale, convogliando le acque provenienti dalle sorgenti site sul pascolo delle Pratarelle

L’opera, di notevoli dimensioni, testimonia il nuovo ruolo del paese, capoluogo di mandamento all’interno di un ampio circondario. La sua facciata, posta in prossimità della piazza Garibaldi, la principale del paese, è anche prospicente la nuova strada di collegamento Licinese realizzata per collegare la Tiburtina con la Salaria.

Il monumento porta la firma dell’ingegnere Ulisse Balzelli, il progetto datato 1883[1]. Esso si caratterizza con la realizzazione completamente in pietra scolpita di tre fornici tra bugne dove sono alloggiati le due cannelle di abbeverazione per la popolazione, mentre al centro una cascata d’acqua monumentale cade nella grande vasca pensata per abbeverare le bestie (v. foto 1).

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La fontana è un diaframma che cela delle piscine per lavare il bucato, nuova struttura sociale realizzata in quel periodo e che rimarranno in uso sino alla fine degli anni ‘80. Si componevano di una serie di vasche, per lavare e per il risciacquo (v. foto 2). Oggi al loro posto vi è stato realizzato un manufatto che ospita alcuni servizi per la comunità: una farmacia, un ambulatorio ed un locale commerciale.

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Al fine di migliorare ulteriormente l’approvvigionamento di acqua da parte degli abitanti del centro storico si realizzerà, nel 1900, una fontana di acqua potabile in ferro battuto. Questa opera è ancora presente nella sua semplice e pregevole presenza (v. foto 3).

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Il periodo del ventennio fascista non realizza grandi opere in Orvinio, ma sarà l’occasione per la costruzione di due Fontanelle in Travertino poste agli accessi al paese, una su viale di Carpineto (v. foto 4)

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e una seconda in Largo San Giacomo (v. foto 5), datate 1938 (XVI EF) esse si caratterizzano per uno stile semplice e razionale, tipico del periodo e per la presenza di due vasche per le bestie poste in prossimità degli stessi. Oggi la fontana di Largo San Giacomo appare posta in un luogo decentrato dopo lo spostamento della via Licinese e la realizzazione dei giardini pubblici nella sua sede.

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Sempre nello stesso periodo è ascrivibile la realizzazione della fontana in piazza Girolamo Frezza, realizzata in origine per l’abbeveramento delle bestie, essendo lo stesso piazzale adibito alla pesa dei capi, con la bilancia ancora presente (v. foto 6).

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L’epoca recente farà avere al paese altri due punti per potersi abbeverare, uno in corrispondenza del viale della passeggiata (v. foto 7)

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e un altro nei giardini pubblici, dentro la nuova area giochi bimbi (v. foto 8), a servizio dei tanti turisti che l’estate affollano il paese.

Architetto Carlo Ragaglini

Modello Ponte Morandi

PER FAR RIPARTIRE I LAVORI PUBBLICI IN ITALIA: IL MODELLO PONTE MORANDI .

PER LA RICOSTRUZIONE DEL CENTRO ITALIA:  LA CONTINUITA’ DEI COMMISSARI .

ABSTRACT 

LA RICOSTRUZIONE DEL PONTE MORANDI, CON DEROGA AL CODICE DEI CONTRATTI,  SEMBRA UN SUCCESSO PER I TEMPI DELLA RICOSTRUZIONE.

AL CONTRARIO LA RICOSTRUZIONE DEL CENTRO ITALIA E’UN INSUCCESSO, FORSE PERCHE’ DAL 2016 AD OGGI SI SONO ALTERNATI 4 COMMISSARI ( ERRANI, DE MICHELI, FARABOLLINI E LEGNINI) SENZA DARE CONTINUITA’ ALL’ATTIVITA’.

Nel tempo del Coronavirus, oltre alle misure igienicosanitarie per contrastare la pandemia, si è acceso un ampio dibattito sulla necessità di rilanciare l’economia, con un grande piano di investimenti pubblici. In particolare da più parti, si ripropone lo snellimento delle procedure amministrative per rendere certi e veloci i tempi di realizzazione delle opere pubbliche, sia esse locali che strategiche nazionali. 

Il dibattito non è nuovo, ma non può prescindere da un’analisi su alcuni fatti recenti che ancora sono sottoposti alla nostra attenzione, il primo riguarda la ricostruzione del Ponte Morandi e il secondo riguarda la ricostruzione del postsisma nel Centro Italia.

L’analisi si focalizza su due profili principali, partendo dal presupposto che siamo in presenza di due ricostruzioni completamente diverse, la prima è finalizzata a ridare a Genova una singola e strategica infrastruttura viaria, la seconda riguarda un’intera area dell’Italia Centrale ed è più complessa, ma i profili d’analisi vertono sulle norme applicate e sull’istituto del Commissario Straordinario.  

Esaminando quest’ultimo istituto riscontriamo che in base a quanto previsto nei specifici decreti di nomina, i commissari possono derogare alla disciplina del Codice dei Contratti ( D.Lgs. 50/2016), dispongono di poteri straordinari per velocizzare le decisioni pubbliche e rendere meno burocratico tutto il procedimento, inoltre possono assumere anche la funzione di stazione appaltante, ancor prima possono approvare progetti e varianti, senza attendere pareri o nulla-osta di altri soggetti, derogando anche in materia ambientale.

PONTE MORANDI

A Genova, dopo varie discussioni e proposte, il Commissario Straordinario per la ricostruzione del Ponte Morandi è stato identificato nel Sindaco della Città e gli sono stati attribuiti ampi e speciali poteri tipici propri delle grandi emergenze, secondo alcuni, con deroghe addirittura extrapenali.      

L’apertura del nuovo Ponte Morandi avverrà entro la fine della primavera (tecnicamente il 20-21 giugno): ad annunciarlo è stato il sindaco di Genova Marco Bucci, nel corso di una tavola rotonda dedicata alle infrastrutture e alla crescita del Paese tenutasi al Centro studi della Cisl di Fiesole.

SISMA CENTRO ITALIA

Dopo il sisma del 2016, in base ad una pluralità di norme istitutive sono stati nominati, sin qui, quattro Commissari Straordinari, uno ogni anno, non assicurando in tal modo la necessaria continuità politico-amministrativa, necessaria per fronteggiare le emergenze ambientali, sbloccare le opere pubbliche e avviare la ricostruzione.    

La continuità nell’incarico era ed è tanto più necessaria per la complessità della ricostruzione, che riguarda un vasto e variegato territorio, con tanti soggetti pubblici e privati da coinvolgere preventivamente per evitare ritardi, contenziosi e conflitti istituzionali.

Sarebbe stato auspicabile scegliere la figura del commissario straordinario con particolare riguardo alle specifiche competenze e capacità manageriali, con un incarico di lunga durata e con precisi obiettivi.

L’estensione dei poteri speciali e derogatori dovrebbe, inoltre, essere circoscritta dalla norma o quantomeno nel decreto di nomina per evitare un potenziale contrasto con i principi di certezza del diritto e di legalità. Sarebbe utile, altresì, individuare ex ante chi controlla i risultati della gestione commissariale e prevedere espressamente incentivi e sanzioni per il rispetto dei termini

dell’incarico, auspicabilmente perentori.  

Consapevole che il paragone fra le due ricostruzioni può apparire non pertinente, affido al giudizio del lettore le conclusioni da trarre in ordine  alle considerazioni qui svolte, senza la pretesa di avere certezze in merito, avendo a mente un bel libro del Prof. Tullio Tentori dal titolo “ Il rischio della certezza”.    

Umberto Imperi – Segretario Comunale di Orvinio