S.Antonio de Padova

S. Antoniu de padova
E’ natu a lisbona
Da na famiglia bona,
Li 15 d’austu 1195
Lu chiamaru fernandu
Va a pensa’ che deventava santu
Ha studiatu co li agostiniani
Li frati co li panni chiari
Nel 1220 fu ordinatu prete
A 25 anni pare non ce se crete
Dopu e entratu co li francescani
Veste li panni scuri
Piglia lu nome de antoniu
Va in missione in maroccu
E se ammala purtroppu
Decide de rei in portocallu
Che e’ piu’ facile curallu
Mentre steanu allu mediterraneu
La tempesta porta la nave in sicilia
Co lu tempu resale tutta l’italia
A bologna fa la scola
A padova comenza la missione
E se mette a predecane
Pe le chiese e pe le piazze
E la gente corre a masse
Dovette in campagna pe li prati
Cosi’ tutti ce furu entrati
Se retira a campu s. Pieru
E loco s’e’ ammala’ de novu
Ha espressa la volontane
De l’a padova a morine
Nel 1231 a 36 anni
E’ tornatu allu creatore
A orviniu e’ statu sempre festeggiatu
Me lo recordo da monellu
Eranu tempi duri, se faticava
Ma pe la predissione gnisiunu mancava
Lu campanile non e’ ne’ quadratu ne’ rotunnu
E’ sbilluncu
Vello che ve sto’ pe dine
Non me l’hau raccontatu
Me ce so’ mmattutu
Era nell’anni ’50 e iu stea allu comitatu
Era finita la novena
Della sera prima
Se sonavanu le campane,
Quattru giovanottilli
Sallu allu campanile come rilli
Tutti 4 sattaccanu allu campanone
Che e’ cascatu sopra allu ntaulatu
E’ remasu rittu e non s’e’ sfonnatu
S’e’ sentitu un gran bottu e so’ strillatu
Mau respostu prontamente
Non e’ successu gnente
S. Antoniu c’ha pensatu
A mantene’ lu ntaulatu
E’ grazia veramente
Lo dicea tutta la gente
Pare che li veda mone
Lu giornu appressu in pridissione
La gente li tirementea
La croce se facea
E s. Antoniu rengraziava

Domenico Attilia

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La Ricetta della Pizza al Formaggio

Ti piacerebbe raccontare la storia delle ricette della tua famiglia, tramandate di generazione in generazione? Hai inventato una tua ricetta e vorresti condividerla? Inviaci ricetta e storia a:
redazioneorvinium@gmail.com

Insieme creeremo il primo ricettario di Orvinio

PIZZA AL FORMAGGIO

Mi ricordo quando mia madre cucinava questa Pizza di formaggio, io ero accanto a lei, ne faceva in quantità industriali! le regalava a tutti gli amici. Gli anni sono passati, sono cresciuta e queste pizze ho iniziato a farle io, lei faceva troppa fatica a causa della sua malattia ma lo stesso voleva che le regalassimo ai suoi amici. Finchè un giorno, ho trasformato la pasione per la cucina che lei mi ha tramandato, in un vero e proprio lavoro.
Ora lei non c’è più ma le sue ricette e la passione sono ancora tra noi.

Katia Taddei

Silvia Attilia

Qualche giorno, fa sono stata contattata dall’editore del corriere di Orvinium, che mi ha chiesto di scrivere qualcosa in merito al progetto che mi vede coinvolta in prima persona in qualità di pedagogista e che sta avendo molta risonanza mediatica. Entriamo nel mondo dell’Istruzione, il progetto in questione è la nascita del sito:

www.dsastudymaps.it

realizzato da Giuseppe e Pietrosilvio Cipolla, due giovanissimi ragazzi di 21 e 17 anni. È un enorme archivio di mappe concettuali di tutte le materie scolastiche come: Italiano, Storia, Letteratura inglese, Latino, Storia dell’arte e materie scientifiche, ecc. Le mappe concettuali sono schemi riassuntivi, organizzati graficamente con frecce e colori. I due fratelli Cipolla, che confesso subito sono i miei cugini, che molti di voi conosceranno perché frequentano il nostro borgo da quando sono nati, hanno semplicemente deciso di mettere in rete e quindi di condividere con tutto il mondo, il loro materiale. Si tratta di migliaia di documenti, realizzati durante il liceo.

C’è stato tanto clamore mediatico attorno a questa notizia, siamo stati intervistati molte volte, hanno scritto di noi testate importanti. La notizia è stata ripostata, commentata, ripubblicata migliaia e migliaia di volte. Perché? Cosa ha suscitato così tanto interesse? Ve lo spiego subito: questo sito risponde a una grande richiesta. Colma un vuoto. A mio avviso sarebbe dovuto essere il MIUR e non due ragazzi a rispondere a tale carenza. Ma entriamo più nel dettaglio per comprendere effettivamente di cosa stiamo parlando. Siamo tutti uguali? Le nostre menti funzionano tutte allo stesso modo? No. Una piccola minoranza della popolazione studentesca ha una modalità di apprendimento totalmente differente. Eppure la scuola, ancora migliaia di anni dopo la sua istituzione, parla un’unica lingua. Ma chi sono questi studenti?

E perché quel metodo d’insegnamento non arriva a loro? Ci possono essere situazioni familiari, socioculturali o fisiche che impediscono loro di poter seguire adeguatamente gli studi, la scuola li classifica come “Bisogni Educativi Speciali”. Tra questi BES c’è una percentuale piccola, circa il 4%, che ha un “Disturbo Specifico nell’Apprendimento”. In realtà, si tratta di una neurodiversità, nulla che intacchi l’aspetto cognitivo, anzi, nella maggior parte dei casi ragazzi con DSA hanno un quoziente intellettivo più elevato della norma; anche Einstein era così, tanto per farvi un esempio. Eppure, nonostante ciò, l’astrofisico geniale non riusciva a memorizzare le tabelline. Aveva le sue gigantesche lavagne piene di numeri e calcoli e se qualcuno gliele cancellava era perso. Ci potete credere? Ma questo non gli ha impedito comunque di formulare la più grande teoria del ventesimo secolo. Uno strumento valido che affianca il metodo tradizionale di studio è proprio la mappa concettuale. Per realizzarle però ci vogliono: software specifici, computer, stampanti e abilità nell’utilizzo di tali strumenti. Ma più di tutto, ci vuole tempo. Forse ora è più comprensibile, per tutti voi che leggete, il valore di questo sito. Quindi, riassumendo in poche righe, possiamo dire che http://www.dsastudymaps è un sito NO PROFIT, utile per tutti, in particolar modo per i DSA. Si entra senza iscrizione, si consulta e si scarica gratuitamente tutto il materiale necessario. La mappa concettuale può essere modificata e personalizzata. Inoltre, il sito ospita anche un blog in cui professionisti esperti trattano le tematiche relative ai BES. Anche io, in qualità di pedagogista e tutor DSA, affronto gli argomenti principali concernenti il mio lavoro, dando a genitori, ragazzi o professori quelle informazioni fondamentali e necessarie per sostenere nella maniera più efficace il proprio figlio o studente, durante tutto il percorso di studi.

Contatti instagram:

@silviattilia

@dsastudymaps

Silvia Attilia

Michela Marcangeli

Sono Michela Marcangeli, ho 20 anni e frequento il secondo anno di Università. La mia passione più grande è il canto; passione che ho fin da quando sono bambina. E’ una passione che mi è stata trasmessa da mio nonno Angelico, proprio lui cantava a Orvinio ed io mi ricordo qualche serata in cui, anche se ero proprio piccolina, cantavo con lui. Dall’età di 6 anni ho cambiato tanti sport, mi sono iscritta a una scuola di danza che poi ho continuato per 10 anni ma nel frattempo sentivo che la mia strada era un’altra.

E così, a 8 anni ho deciso di iscrivermi in una scuola di canto, dove abito, a Villanova di Guidonia. Da lì è iniziato il mio percorso da cantante. Fin da subito ho cominciato a imparare la tecnica e successivamente ho partecipato a vari concorsi in zona ed alcuni li ho anche vinti. Uno dei concorsi svolti, proprio ad Orvinio, mi ha dato la possibilità di registrare una cover che si trova su YouTube, con videclip annesso; la canzone è “Amor mio” di Mina. Circa 5 anni fa ho deciso di lasciare il canto, non avevo più stimoli e volevo dedicarmi ad altro, quando un giorno di 3 anni fa sono entrata a far parte di una band, gli “In riva al mare”.

Insieme abbiamo cominciato a suonare dal vivo prima nelle nostre zone, quindi nelle piazze di Tivoli e dintorni, e poi ci siamo esibiti in locali importanti di Roma come il Jailbreak e il Crossroads live club. In uno dei nostri ultimi concerti fatti proprio a Roma abbiamo anche presentato i nostri due inediti, che si trovano su tutte le piattaforme digitali musicali. Il primo si chiama “Un libro aperto” ed il secondo è “Fotografie”; quest’ultimo ha anche un videoclip annesso su Youtube. Grazie a questa band ho ritrovato la voglia di studiare canto e di rimettermi in gioco a tutti gli effetti; infatti se da una parte il 2020 è stato un anno difficile per tutti noi, dall’altra parte per me è stato l’anno della rinascita. A febbraio dell’anno scorso, infatti, mi sono iscritta in un’accademia di musica, la “Cuore in musica Academy”, capitanata dalla coach Johanna Pezone, alla quale devo molto.

E’ rimasta subito colpita dalla mia voce e ha deciso subito di iscrivermi ai concorsi musicali. Ho partecipato infatti ad un concorso che si è svolto a Pisa: “The best 5”, in cui mi sono aggiudicata le finali, che insieme alle semifinali sono andate in onda su Sky, su Canale Italia e su Rete Oro. Invece due mesi fa ho partecipato al “World super star – 2020”, un concorso ideato dalla WAPA (World Association Of Performing Arts). Hanno partecipato tantissime persone, provenienti da tutto il mondo, e da tutto il mondo provenivano anche i giudici che dovevano votarci. Nella mia categoria (18-25) ho vinto il primo posto. E’ stata una delle soddisfazioni più grandi della mia vita. Spero che insieme alla mia coach potrò realizzare tutti i miei sogni. Nel frattempo mi sento soddisfatta del mio percorso e mi sento felice di aver ripreso a studiare; lo devo a me stessa e alla mia famiglia che mi ha sempre supportato nelle mie scelte musicali.

Lo devo a mio nonno dal quale ho ereditato la mia voce e la mia passione e volevo dedicare la mia vittoria e quest’ultima parte di articolo a una persona che mi ha sempre sostenuta e tifata; una persona che per me rappresenta proprio il nostro paesino, perché ogni volta che arrivavo a Orvinio c’era lui, davanti al bar, pronto ad abbracciarmi, a chiedermi novità sul canto e a dirmi di non smettere mai di sognare: zio Mimmo. Spero che ora, insieme a mio nonno, continui a tifare per me da lassù.

Michela Marcangeli

Le Fontane pubbliche di Orvinio

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L’approvvigionamento di acqua potabile all’interno del borgo è stato da sempre uno dei più temi che i cittadini orviniesi ebbero a realizzare nel corso degli ultimi secoli.

Nei secoli medievali l’acqua fuoriusciva da diverse sorgenti sparse ai bordi dello storico abitato. Il paese di Orvinio adagiandosi su un poggio, infatti, riceveva acqua naturale proveniente dalle sorgenti poste a monte verso Ovest. Ancora oggi la fonte sorgiva posta in località Pratarelle è quella che alimenta l’acquedotto comunale.

Le primarie opere di approvvigionamento per il paese sono rappresentante dai fontanili, in grado sia di poter abbeverare il bestiame e, in secondo luogo, poter riempire delle conche di rame dove conservare l’acqua per gli usi domestici. Il vetro non era in uso perché materiale costoso e pregiato, facile a rompersi e comincerà a diffondersi solo a partire anni ‘50 del secolo scorso, con il boom commerciale dell’Italia.

I fontanili storici di Orvinio erano: Fontanile delle Petriana, Fonte Formana, Fontanile di Pezzesantino e Fontanile di San Benedetto. Oggi questi sono tutti scomparsi o trasformati in fontane, l’ultimo fontanile antico a rimanere nel borgo fu quello di San Benedetto, situato sull’omonima via nei pressi di Piazza del Sole, dove anticamente partiva la via che scendendo alla valle arrivava a Petescia, (l’attuale Turania), demolito alcuni anni fa.

Ad ogni modo le prime trasformazioni moderne di Orvinio avverranno in concomitanza con l’Unità d’Italia ed il riordino dell’amministrazione del territorio che cominciò a dare ad Orvinio, all’interno della Provincia dell’Umbria, maggiori poteri di Governo.

Il 15 novembre 1885 venne inaugurata pertanto la nuova fontana pubblica, riordinando e ristrutturando l’acquedotto comunale, convogliando le acque provenienti dalle sorgenti site sul pascolo delle Pratarelle

L’opera, di notevoli dimensioni, testimonia il nuovo ruolo del paese, capoluogo di mandamento all’interno di un ampio circondario. La sua facciata, posta in prossimità della piazza Garibaldi, la principale del paese, è anche prospicente la nuova strada di collegamento Licinese realizzata per collegare la Tiburtina con la Salaria.

Il monumento porta la firma dell’ingegnere Ulisse Balzelli, il progetto datato 1883[1]. Esso si caratterizza con la realizzazione completamente in pietra scolpita di tre fornici tra bugne dove sono alloggiati le due cannelle di abbeverazione per la popolazione, mentre al centro una cascata d’acqua monumentale cade nella grande vasca pensata per abbeverare le bestie (v. foto 1).

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La fontana è un diaframma che cela delle piscine per lavare il bucato, nuova struttura sociale realizzata in quel periodo e che rimarranno in uso sino alla fine degli anni ‘80. Si componevano di una serie di vasche, per lavare e per il risciacquo (v. foto 2). Oggi al loro posto vi è stato realizzato un manufatto che ospita alcuni servizi per la comunità: una farmacia, un ambulatorio ed un locale commerciale.

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Al fine di migliorare ulteriormente l’approvvigionamento di acqua da parte degli abitanti del centro storico si realizzerà, nel 1900, una fontana di acqua potabile in ferro battuto. Questa opera è ancora presente nella sua semplice e pregevole presenza (v. foto 3).

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Il periodo del ventennio fascista non realizza grandi opere in Orvinio, ma sarà l’occasione per la costruzione di due Fontanelle in Travertino poste agli accessi al paese, una su viale di Carpineto (v. foto 4)

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e una seconda in Largo San Giacomo (v. foto 5), datate 1938 (XVI EF) esse si caratterizzano per uno stile semplice e razionale, tipico del periodo e per la presenza di due vasche per le bestie poste in prossimità degli stessi. Oggi la fontana di Largo San Giacomo appare posta in un luogo decentrato dopo lo spostamento della via Licinese e la realizzazione dei giardini pubblici nella sua sede.

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Sempre nello stesso periodo è ascrivibile la realizzazione della fontana in piazza Girolamo Frezza, realizzata in origine per l’abbeveramento delle bestie, essendo lo stesso piazzale adibito alla pesa dei capi, con la bilancia ancora presente (v. foto 6).

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L’epoca recente farà avere al paese altri due punti per potersi abbeverare, uno in corrispondenza del viale della passeggiata (v. foto 7)

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e un altro nei giardini pubblici, dentro la nuova area giochi bimbi (v. foto 8), a servizio dei tanti turisti che l’estate affollano il paese.

Architetto Carlo Ragaglini

So’ Ntisu

So’ Ntisu

So’ ntisu de tuttu

Ma a vesso n’ciarrivava

Varda ‘npò stu munnu è ‘nfettu

Lo vidi dalla “bava”.

Te dicu che stu male è propriu bruttu

Non te po stregane mancu più le mani

Na vota co acqua e acitu facii tuttu

Mo dicu lassa perde li cristiani.

Te vardanu come cani rabbiusi

Te fau venì li gurbi ‘n pettu

Allora stemo mejo tutti chiusi

Remiranno lu soffittu dallu lettu.

Dicu che lu peggio ada venine

Sta ròbba pija pure alli “signuri”

E nui “garzuni” senza fine

Semo ‘nserratu pure li carrasciuni.

Pe’ usci ce vò lu permissu

Così mau ittu, la dà stampane

Na ota co n’abbisse ce facii tuttu

Eh….se st’arcu poterria parlane.

Non sau dò remmedià li fazzolitti

Stu penzeru lu capu mell’appiccia

Quann’era prima li teneniammo tutti

Steanu repiegati alla saccoccia!

Esso tutti esciu, fau li dotti

Non hau rispettu ne de issi ne dell’ari

Ma appresso lu ciamurru esci li botti Doppu si che ce revoju li somari!

Filippo Attilia

Pizza di Pasqua di Vittoria

Vogliamo inaugurare una nuova rubrica, la chiameremo Orvinio in cucina. Ci piacerebbe pubblicare ogni volta una ricetta di cucina che vorrete condividere con noi. Per questa prima edizione Lilli ha voluto condividere con noi una ricetta di Vittoria De Santis ….

INGREDIENTI

  • 12 Uova
  • 35 gr. Lievito di birra
  • 600 gr zucchero
  • ¼ di latte (250 ml)
  • 1 bicchierino di rum
  • I bicchierino di anisetta
  • 7 cucchiai di olio
  • 100 gr di burro fuso a bagnomaria
  • Limone grattato
  • Cannella a piacere
  • Uva passa e Canditi a piacere
  • Farina

Si scioglie il lievito in un bicchiere di latte tiepido, si fa un impasto con 1 uovo 1 cucchiaio di olio 1 cucchiaio di zucchero , farina quella che serve per fare un panetto. Si mette a lievitare.

Una volta lievitato si rimpasta questo panetto con il doppio degli ingredienti usati la prima volta (2 uova /2 cucchiaio di olio 2 cucchiai di zucchero  e la farina fino a fare un impasto morbido da mettere a lievitare.

Intanto si battono le restanti uova con lo zucchero, burro, olio, latte, limone e i liquori ed infine l’impasto lievitato con un po’ di farina per amalgamarlo. Si mischia bene e si versa su una tavola dove si è preparata una corona di farina . Si lavora finchè  l’impasto risulti morbido come l’impasto del pane  -unire i canditi e l’uva passa.

Si versa l’impasto in un recipiente ben oliato e si tiene una notte a lievitare. Il mattino si divide in teglie (in base alla grandezza desiderata)  ben unte con strutto e si mettono al caldo. Si lasciano crescere (al doppio del volume) e poi si infornano a 180° circa 1 ora (si controlla poi con lo stuzzicadenti)

Editoriale

Cari lettori, a causa della diffusione della pandemia da COVID-19, la ventiquattresima edizione di ORVINIUM, per la prima volta, non verrà stampata e distribuita in forma cartacea ma realizzata digitalmente e sarà, quindi, leggibile sulla pagina Facebook “Orvinium”.

Colgo anche l’occasione per comunicare che da pochi giorni è attiva la pagina Facebook del Comune di Orvinio, che costituirà il canale istituzionale social per tutti gli aggiornamenti. A breve sarà disponibile on line anche il relativo sito internet istituzionale.

Abbiamo inoltre aderito ad un progetto, Municipium: si tratta, in breve, di una piattaforma scaricabile come app (da Playstore e Applestore), veloce, intelligente, dove poter trovare info utili, avvisi, comunicazioni. Il Comune, per il momento unico nella Provincia di Rieti, potrà avvalersene gratuitamente per tre mesi. Valuteremo in seguito se proseguire, anche sulla base dei vostri suggerimenti e delle vostre opinioni.

L’obiettivo è quello di potenziare la comunicazione e di sviluppare nuovi canali di dialogo tra l’Amministrazione ed i cittadini, riducendo sensibilmente le distanze.

Buona lettura e felice Pasqua.

Luca Cervelli

Le Edicole Votive di Orvinio

L’edicola votiva è una struttura architettonica relativamente di piccole dimensioni, con la funzione pratica di ospitare immagini sacre e proteggerle. Il termine deriva dal latino aedicula, diminutivo di aedes (“tempio”) e dunque con il significato originario di “tempietto”. In origine si trattava di un tempio in miniatura, che ospitava la statua o la raffigurazione di una divinità. L’edicola si sviluppa tuttavia in ambito greco-romano, riprendendo gli elementi essenziali dell’architettura templare, in particolare quelli della facciata, sintetizzati in un piccolo timpano o frontone sorretto da due colonne. Ma è a partire dal XII secolo che il termine edicola sacra o edicola votiva diviene sinonimo anche di tabernacolo eucaristico, capitello votivo, santella, piccole strutture architettoniche atte a proteggere un’immagine sacra oggetto di culto, sia all’interno delle chiese, sia lungo le strade, sulle facciate delle case, o nelle campagne. Questi piccole costruzioni vengono edificate in tutta Italia, assumendo denominazioni differenti: “capitelli” (nel Veneto) o “santelle” (nella Lombardia orientale), che proteggono un’immagine oggetto di culto, sia all’interno delle chiese, sia lungo le strade, sulle facciate delle case, o nelle campagne. All’interno di questi vani vengono collocate immagini sacre e dipinte le pareti. I luoghi di edificazione di queste piccole cappelle era nei campi, laddove i contadini passavano gran parte della giornata lavorativa, o sui tratturi verso le montagne, in cerca di selvaggina o per tagliare i boschi. Particolare importanza si aveva durante il periodo delle cosiddette “Rogazioni” a novembre prima dell’inverno e ad Aprile, in occasione della stagione del raccolto. In queste ricorrenze si organizzavano messe e piccole processioni alla Edicola votiva. Ad Orvinio sono presenti diverse piccole cappelline, la più importante è posta nella località della “Chiusa”, lungo l’attuale strada provinciale Orvinio – Vallinfreda. Recentemente restaurata, essa appartiene ad un’epoca sicuramente antica, antecedente l’ottocento; il locale è stato ripristinato del decoro interno e presenta un pregevole cancelletto in legno intarsiato di fattezza ottocentesca. Molto probabilmente all’epoca della sua costruzione non era presente la strada provinciale e dalla piccola altezza di poteva scorgere la campagna circostante e si poteva tenere messa davanti una platea.Tornando verso Orvinio, lungo l’antica strada di S. Benedetto si incontra un’altra piccola edicola votiva, questa volta senza stanza interna, ma sicuramente la sua edificazione è anteriore al novecento.Una seconda Edicola votiva è stata riedificata negli anni novanta laddove era presente una precedente costruzione poi diruta, è realizzata in corrispondenza della via provinciale Orvinio – Scandriglia, in prossimità del bivio che porta a Poggio delle Petriane, interamente in struttura di pietra e copertura in coppi, ricordo personalmente che da ragazzino la vidi costruire in una estate degli anni ’90 e che passavo anche intere giornate a guardare il muratore lavorare. Anch’essa era realizzata lungo la strada che portava ai boschi della Cima Coppi, dove avevano sede le cosiddette “Calecare” ovvero le buche dove veniva realizzata la calce viva da utilizzarsi in edilizia.

Carlo Ragaglini