Una domanda apparentemente strana ma che in alcune realtà significa tutto. Di che famiglia sei? Non basta dire il nome dei tuoi avi, il tuo cognome, devi dire la “razza”, il soprannome. Non ha nulla di razzista, chiariamo, non si intende la provenienza. In questa rubrica parliamo di soprannomi, quasi sempre indicativi di una particolarità fisica o di un aneddoto di vita. Oggi parliamo della famiglia “de piccirullu”.
Vissi de Piccirillu. Chi sono? Che significa? Nome che indicava un uomo, della seconda metà dell’ottocento,nonno di Antonio e Giuseppina, di piccola statura. Pinzuti il loro cognome. Cinque figli, un maschio e quattro femmine, Nicolina,Assunta, Rosa, Antonio, Giuseppina. Antonio piccolo di statura, non aveva figli e sposò una donna “forestiera”, di Vivaro Romano. Un uomo di una generosità disarmante, cucinava dei frittelli buonissimi. Spesso mandava noi ragazzini a prendergli delle cose alla bottega di Giancarlo, il più delle volte succedeva che il prosciutto che ci mandava a comprare veniva mangiucchiato durante il viaggio di ritorno, il cartoccio con il pecorino grattucciato veniva perso correndo. Mai un’alzata di voce, tanto che continuava a mandarci nonostante gli esiti delle commissioni. Quando si sposò il matrimonio fu celebrato a Vivaro, con il conseguente pranzo da fare ad Orvinio. Il viaggio fu effettuato a cavallo, su asini per la precisione. Subito sotto Orvinio, all’altezza del ponte, l’asino di Antonio si spaventò, lo fece cadere e colpì alle parti basse il povero sposo novello. Natalina, con ancora il vestito bianco esclamò “oddiu meu.. Avemo abbelato”.
I Pinzuti avevano uno spiccato senso dell’umorismo, Antonio, ma soprattutto Giuseppina, sua sorella più piccola. Donna dallo sguardo penetrante, occhi azzurri che ridevano ancora prima della bocca. Battuta sempre pronta, lasciò Orvinio per Roma, dove però tornava l’estate. Abitava durante il periodo estivo nella casa che fu di Antonio e Natalina. Colle zucco, a ridosso delle mura del castello. Si portava fuori una sdraietta, posizionava un comodo cuscino e tra una parola crociata, due giri di uncinetto e un saluto con chi passava si appisolava, ogni tanto rumorosamente. Spesso con i suoi figli ci divertivamo a stuzzicarla, ricevendo sempre risposte colorite e colorate. Giuseppina aveva due figli maschi, anche se in molti hanno creduto, lo credono ancora anzi, all’esistenza di una figlia, ma altro non era che sua nuora, Daniela, moglie di Gianni, ma visto il rapporto tra le due ci si stupiva fossero suocera e nuora. Giuseppina allietava le estati orviniesi nel suo rione. Rione che si ripopolava nei mesi estivi, ma che vedeva in lei un perno sociale importante così come lo era al suo centro anziani di Roma. Un pomeriggio di tanti anni fa pretendeva che suo figlio segnasse con un pennarello indelebile un puntino bianco vicino al grosso tasto verde del suo telefono. Inutili sono stati i tentativi di spiegarle che il verde era il tasto per rispondere. No, lei voleva anche il puntino bianco. Gianni obbedì, ma più per evitare di sentirla parlare della teoria del puntino bianco più chiaro del tasto verde.Donna che stava agli scherzi, una notte rientrando a casa notai che la luce in bagno era accesa, la ciao un piccolo sassolino contro il vetro. Dall’interno uscì chiaramente un “Robè? Vattene a casa, tanto lo so che sei tu”, ridendo. Carismatica, forte, la sua assenza si sente moltissimo. Capita di vedere quella sua sdraietta ad agosto, fuori casa, e sobbalzare credendo di poterla vedere apparire da un momento all’altro, pronta a riprendere possesso del suo trono.
Giuseppì? Giobbettina, anzi, come ti chiamava Aurora da piccola, quante sagne stai impastando per Natale?
Ne era passato di tempo dall’ultima volta che aveva scalato il monte Cacuno! Lo scorrere degli anni, inesorabile, la lunga malattia, gli innumerevoli viaggi attraverso l’Impero avevano lasciato tracce pesanti, e non più cancellabili, nel suo corpo. Tito Prifernio Paeto Rosiano Nonio Agricola Caio Labeo Tettio Gemino, per noi semplicemente Gemino, apparteneva all’illustre famiglia dei Prifernii, nativi di Trebula Mutuesca, l’unica città aborigena sopravvissuta alle devastazioni del tempo, della natura e degli esseri umani. Che restava infatti di Suesbula, di Suna e della celeberrima Orvinium con le sue possenti mura ed i numerosi sepolcri? Solo una manciata di pietre sparse, miseri resti di una gloria ormai appartenente al passato. Gemino sorrideva al pensiero di quando, bambino, saliva spensierato verso il sacello di Giove Cacuno: le balze rocciose diventavano ai suoi occhi le imprendibili mura di Sagunto o Masada, ogni fila di arbusti si tramutava in una linea di famigerati fanti libici da sfondare senza esitazione, il lancio di un sasso lo trasformava d’un colpo in un temibile fromboliere balearico. Ed il padre, Gemino senior, sorrideva, allietato dal vedere tanta energia e fantasia confinate in un corpo così esiguo. A quei tempi riecheggiavano ancora a Trebula Mutuesca e nella Sabina intera le gesta di Memmio Apollinare, suo zio adottivo. E come non ricordarlo? Chi, in tutta la Sabina, seppure terra di uomini pii, duri e coraggiosi, poteva vantare una hasta pura, un vexillum ed una corona muralis? Giustissime decorazioni per le sue clamorose gesta militari, ricevute per di più dalle mani stesse del leggendario Traiano durante le sue campagne daciche! E quante volte, da adolescente, in viaggio da Reate a Interamna verso la villa del nonno Sesto Rosio ai campi rosii, non lontano dalle Sette Acque, si era fermato dinanzi allo splendido monumento funerario di Memmio, leggendone con passione l’epigrafe commemorativa? Quell’immagine di Memmio che saltava impavido, tra dardi e proiettili, all’assalto delle mura di Sarmizegetusa o di una delle innumerevoli fortezze del Murus Dacicus aveva nutrito il coraggio su cui aveva costruito poi la sua solida carriera. E quanta fortuna Gemino aveva avuto nella vita: nato all’epoca del grande Traiano, aveva sempre goduto della stima di Adriano, di cui era stato più volte candidatus. Tribuno militare, in Giudea, della leggendaria Decima Legione e legato della XIV, legato pro praetore della provincia d’Aquitania, a Burdigalia, console nel 146, governatore della Dalmazia a Salona, adesso gli si apriva, infine, la via verso l’incarico più prestigioso, il proconsolato d’Africa.Ma in realtà, da uomo pio quale era, sapeva in cuor suo che il vero artefice della sua felicità non era affatto la dea Fortuna ma il suo nume tutelare, Giove Cacuno! Il suo sguardo paterno e benevolente lo aveva accompagnato in ogni momento della sua vita, senza dubbio una giusta ricompensa della sua pietas. Ne aveva fatti di sacrifici in suo onore e ogni volta ne aveva seguito i preziosi consigli, celati nelle complesse convoluzioni di un fegato, nella forma anomala di un rene, nel volo nervoso di sospettose cornacchie o nell’insolita mansuetudine di un agnello sacrificale. Ed in fondo Marco Tullio Cicerone aveva ragione quando diceva che il motivo per il quale il popolo romano aveva vinto gli Iberici, i Galli, i Cartaginesi, i Greci, i Latini, gli Italici non risiedeva nel numero, nella forza, nella scaltrezza o nelle arti ma solo nella sua grande pietas, l’umile, umano riconoscimento che la potenza degli dei regolava e governava tutti gli aspetti della nostra vita.Appena qualche giorno prima, di ritorno a Roma sulla via Valeria, all’imbrunire, sorpreso da una tempesta nei pressi di Vicus Variae, aveva visto con sgomento numerose folgori abbattersi sulle cime del Mons Lucretilis. Per un uomo pio come lui, a poche settimane appena dalla partenza per l’Africa, era un chiaro omen: la fiducia di Giove Cacuno aveva bisogno di essere rinnovata nel fuoco sacrificale del suo altare. Non era la prima volta che lo faceva: di passaggio in Pannonia, a Poetovio, si era spinto fino al tempio di Giove Uxellimo o Culminale per chiederne la protezione; di ritorno da Aventincum, in Helvetia, aveva lasciato ricche offerte votive nel celebre tempio di Giove Pennino, per ringraziarlo del buon esito della sua missione.Gemino continuava a salire verso l’ara di Giove Cacuno, sempre più affaticato, domandosi, come Orazio, se quello fosse davvero l’ultimo inverno che gli dei gli avessero concesso di vivere. In fondo, di inverni, ne aveva già visti 53, il che non era affatto poca cosa per l’epoca. Ma alla vista del cacume del monte sacro a Giove, la sua fatica si era dissolta subitamente come nebbia al sole. Il vittimario ed i membri della sua famiglia lo aspettavano, tutto era già pronto. Prifernia, la sua adorata figlia, ormai promessa in sposa a Giulio Lucano, era lì ad accoglierlo con quel sorriso che per Gemino valeva ben più delle ricchezze del mondo intero.L’incenso bruciava nell’acerra insieme alla vervena e alla maggiorana, diffondendo il suo odore dolce e resinoso nell’aria. Il gutus era ricolmo di ottimo vino falerno, giusto e dovuto omaggio a Giove. Gemino, col capo coperto dalla bianca toga, gettando l’incenso ed il vino nel sacro focus iniziò ad invocare Giano e Giove: nel silenzio della foresta riecheggiavano, come magiche litanie le sue parole: “Iuppiter macte isto ture esto, macte vino inferio esto…”. I gesti sacrificali si succedevano rapidamente l’uno dopo l’altro, una sacra sequenza ripetuta talmente tante volte da essere ormai diventata un gesto meccanico. Spargendo la mola salsa sul dorso del bianco, mansueto agnello, Gemino aveva per un attimo provato un’umana compassione per la sua ormai prossima fine ma chi era lui per stabilire cosa fosse giusto o ingiusto, misero uomo, il cui fato era nelle mani di poteri così superiori? In fondo, solo agli occhi di Giove poteva apparire giusto avere voluto punire l’empietà dell’arrogante console Flaminio con la morte di migliaia di innocenti soldati sulle rive del lago Trasimeno. Il vino falerno, versato dalla patera, scorreva sulla fronte della vittima, separandosi e poi di nuovo raccogliendosi in molteplici rivoli di un colore rosso cupo. Gemino, sfiorando il dorso della vittima con il suo coltello sacrificale, ne aveva sentito il calore, vivente, palpitante: quanto era flebile, impercettibile la distanza che separa il vivente da ciò che vivente non lo è, aveva sussurrato tra sé e sé.L’agnello, abbassando docilmente la sua testa aveva dato, inconsapevolmente, il suo assenso: era ormai pronto al sacrificio. Gemino, fattosi da parte, diede al vittimario il segnale e pochi istanti dopo la vittima giaceva ormai inanimata sull’altare sacrificale. Con l’aiuto del suo fedele aruspice, Gemino, che non riusciva ormai a trattenere più la sua ansia, si affrettò ad esaminare, con il suo occhio esperto, gli organi interni della vittima. Che grande sollievo, la litatio tanta attesa si era infine manifestata: Giove Cacuno aveva accettato la sua offerta, la sacra alleanza era stata di nuovo ristabilita, ormai poteva partire sereno per l’Africa sapendo che a vegliare su di lui ci sarebbe stato ancora una volta il suo nume tutelare. Dopo avere offerto gli exta della vittima a Giove e Giano, preparando l’abbondante epulum da condividere con i familiari, ammirava rilassato dal sacello di Giove Cacuno lo splendido paesaggio che si apriva dinanzi a lui in questa tersa mattina autunnale: il Tetrico, il Soratte, il Lucretile risplendevano in tutta la loro maestosa bellezza e tra sé e sé si chiedeva se mai ci fosse tempio sulla Terra più bello di questo in cui venerare il sommo Giove.
A breve tempo, probabilmente nei primi giorni del 2019, sarà attivo il nuovo sito internet comunale realizzato da Simona Borrelli. Rappresenterà un punto di svolta per le politiche di comunicazione del Comune di Orvinio. L’obiettivo del nuovo sito è quello di diventare in breve lo strumento principe della comunicazione verso i Cittadini attraverso la semplicità d’uso, la completezza delle informazioni contenute e la tempestività nella pubblicazione delle stesse. Allo stesso tempo il sito dovrà rispondere ai requisiti minimi previsti per i siti delle P.A. indicati dalle linee guida di DigitPA. Ideato per essere fruibile dal maggior numero di persone possibile e facilitare la navigazione, il sito punta a fornire informazioni dettagliate per orientare il cittadino e le imprese nella scelta dei servizi erogati. Ovviamente non potranno mancare informazioni sulle radici della nostra comunità, sulla storia, gli eventi e la ricettività che offre il nostro territorio. Saranno collegate al sito anche le piattaforme social per comunicare e aggiornare i cittadini nel minor tempo possibile.
Lo scorso 2 Novembre è stata effettuata la cerimonia di consegna dello SCUOLA BUS al comune di Orvinio da parte della famiglia Ricci.
Ricordiamo che “Pompeo Ricci ha iniziato la sua attività imprenditoriale ad Orvinio, sul finire degli anni dieci del secolo scorso, per svolgere l’esercizio del trasporto di persone e posta con autobus costituendo e dirigendo al società Anonima Automobilistica Orviniese: la S.A.O.”.
Raccontiamo in poche righe tutto l’iter che ci ha condotto fin qui. Una storia curiosa e commovente. Il Comune a seguito dei continui e corretti solleciti da parte dei genitori dei bambini si convince ad acquisire in leasing uno Scuolabus. Purtroppo a causa della nota vicenda Pantano (una causa iniziata a fine anni sessanta che è costata circa 400.000 euro) le risorse per un acquisto non ci sono. Vengono raccolti due preventivi: uno per il Fiat Iveco ed uno per la Mercedes. Si sceglie la prima opzione e viene invitato in comune il venditore della Romana Diesel che presenta il suo preventivo. Tutto ok fin qui, siamo pronti! Luca viene a sapere che “probabilmente” un membro della famiglia Ricci è socio della Romana Diesel. In quattro e quattr’otto fa una visura camerale e compare il nome di un Ricci. Immediatamente Alfredo chiama Carlo Massoni per chiedere il numero di qualcuno della famiglia, e contatta Carlo e Romano Ricci ai quali, ottenuta la conferma, viene chiesto un piccolo sconto. Pochi giorni dopo il dott. Carlo comunica via telefono ad Alfredo che lo Scuolabus verrà donato dalla famiglia Ricci al comune di Orvinio. Un gesto commovente, di grande generosità. Nessuno si sarebbe aspettato tutto questo, si puntava semplicemente ad uno sconto rispetto al preventivo che ci era stato presentato! Inizia un susseguirsi di riunioni in comune per cercare di trovare la soluzione migliore da un punto di vista amministrativo e fiscale, tramite i consulenti fiscali e legali ed il nostro bravo segretario. Fine della storia!
Con grande rammarico riceviamo la lettera di interruzione per scadenza naturale del mandato delle attività da parte del consiglio direttivo del Centro Anziani.
L’Amministrazione comunale ci tiene a ringraziare pubblicamente il direttivo uscente, in particolare il Presidente Maria Teresa, per l’impegno e le tante iniziative intraprese in questi 3 anni. Il nuovo Centro Anziani di Orvinio è rinato dopo un lungo periodo nel gennaio 2015, sotto la presidenza e con un’intuizione di Massimo Cherri, e poi dall’aprile 2017 la gestione è passata al nuovo direttivo. Ricordiamo ancora l’entusiasmo e la straordinaria partecipazione il giorno dell’inaugurazione. 53 soci effettivi, 14 tesseramenti per usufruire della palestra ed altri 8 per i corsi d’inglese, 5 anni di iniziative, gite, gare e tornei di carte e bocce, cene sociali, i locali delle ex scuole diventati un luogo di aggregazione e di propulsione della vita sociale, culturale e ricreativa del territorio
È intenzione dell’Amministrazione attivarsi sin da subito per trovare una soluzione di continuità.
Si, è vero, con un po’ di malinconia, noi del Direttivo del Centro Anziani di Orvinio, nella prossima primavera del 2020 per scadenza naturale, lasceremo l’incarico assunto ad aprile 2017. Altri di buona volontà dovranno necessariamente proseguire nella gestione.
Nei tre anni di attività, ci siamo dedicati con passione all’ente affidatoci, per dare continuità a questo neo istituzione, sorta solo nel 2015. Abbiamo avuto sempre adesione nei tesseramenti, abbiamo programmato ed effettuato gite culturali, abbiamo gestito la palestra, abbiamo curato compiti istituzionali propri del Centro e, grazie al contributo economico di alcuni benefattori, abbiamo realizzato un campo di bocce nel giardino antistante la nostra sede. L’intento iniziale di questo Direttivo era anche quello di dare un tono diverso alle finalità del Centro, impegnando, per esempio, gli iscritti potenzialmente in grado di farlo, in piccoli lavori i recupero dei beni patrimoniali comunali, ma abbiamo potuto realizzare solo in parte l’obiettivo prefissato, non avendo trovato favorevole riscontro alle iniziative intraprese. Peccato!!
Forse ancora non si è culturalmente preparati a certe ideologie, così distanti dalle linee formali prettamente attinenti ad un Centro Anziani!! Ora però, per tutto quello che siamo riusciti a fare, diciamo il nostro sentito GRAZIE all’Amministrazione Comunale di orvinio, all’Unione dei Comuni dell’Alta Sabina e alla regione Lazio, che hanno permesso di realizzare i programmi preventivati dal centro, mediante l’erogazione di aiuti economici. E poi GRAZIE ai cittadini che hanno risposto in noi piena fiducia con il loro consenso elettivo e a tutti coloro che hanno offerto, a qualsiasi titolo, la loro collaborazione a questo centro Anziani. Con l’auspicio che il nuovo Consiglio Direttivo non abbia ad eguagliarci, ma a superarci, formuliamo, con il cuore, ai suoi futuri membri, veri auguri di buon lavoro.
Maria Teresa Petrucci – Alvaro Biscossi – Domenico Cervelli Bruno Aloisi – Giovanna Paola Sbrocchi
CONCESSIONE DI CONTRIBUTI INTEGRATIVI PER IL PAGAMENTO DEI CANONI DI LOCAZIONE
La Regione Lazio, con deliberazione n. 784 del 22 ottobre 2019, pubblicata sul B.U.R. Lazio n. 91 del 12.11.2019, ha approvato i criteri e le modalità di gestione e ripartizione dell’annualità 2019 e successive del fondo per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione. A tal fine gli interessati possono presentare domanda al Comune di Orvinio entro il 28/02/2020.
La domanda di partecipazione al bando dovrà essere compilata unicamente sul modello messo a disposizione dal Comune di Orvinio.
Sono ammessi al contributo i richiedenti che alla data di presentazione della domanda posseggono i seguenti requisiti: a) cittadinanza italiana, di un paese dell’UE, ovvero, nei casi di cittadini non appartenenti all’UE, in possesso di regolare titolo di soggiorno; b) residenza anagrafica del Comune e nell’immobile per il quale è richiesto il contributo per il sostegno alla locazione; c) titolarità di un contratto di locazione di unità immobiliare ad uso abitativo regolarmente registrato (sono esclusi gli immobili appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9); d) mancanza di titolarità di diritti di proprietà, usufrutto, uso ed abitazione su alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare (riferimento alloggio adeguato: art. 20 del regolamento regionale n. 2/2000 e s. m. e i.) nell’ambito territoriale del Comune di residenza; il presente requisito deve essere posseduto da tutti i componenti del nucleo familiare; e) non aver ottenuto per l’annualità del Fondo indicata nel bando, l’attribuzione di altro contributo per il sostegno alla locazione da parte della Regione Lazio, di Enti Locali, Associazioni, Fondazioni o altri organismi; f) non essere assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’assistenza abitativa e di edilizia agevolata/convenzionata; g) di essere in regola con il pagamento del canone di locazione; h) ISEE del nucleo familiare non superiore ad € 14.000,00 rispetto al quale l’incidenza sul valore ISEE del canone annuo corrisposto risulti superiore al 24%. L’ISEE di riferimento è quello in corso di validità alla data di presentazione della domanda per l’accesso al contributo ed il valore dei canoni è quello risultante dai contratti di locazione regolarmente registrati, al netto degli oneri accessori, per l’anno 2019. La percentuale di incidenza è determinata con la seguente formula: incidenza = (canone annuo effettivamente pagato / ISEE) x 100. Per maggiori informazioni ci si può rivolgere agli uffici comunali.
il Comune di Orvinio ha deciso di aderire ad un percorso per la costituzione del Contratto del Fiume Farfa
I Contratti di Fiume (C.d.F.) sono degli strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata, che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale.
Con i Contratti di Fiume si intende attuare il passaggio da politiche di tutela dell’ambiente a piu’ ampie politiche di gestione delle risorse paesistico-ambientali, agendo in molteplici settori: protezione e tutela degli ambienti naturali, tutela delle acque, difesa del suolo, protezione del rischio idraulico, tutela delle bellezze naturali, il tutto contribuendo allo sviluppo locale per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, attraverso sostenibilitˆ ambientale e sociale.
I Contratti di Fiume prevedono un’ampia mobilitazione degli attori locali di un territorio, al fine di individuare un Programma d’Azione condiviso, finalizzato ad affrontare le problematiche ambientali di un bacino fluviale, secondo una logica integrata e multidisciplinare. L’obiettivo del processo partecipativo fare una sintesi delle segnalazioni e suggerimenti pervenuti, per giungere ad un Òdocumento d’intentiÓ condiviso, da proporre ai vari Consigli Comunali Il Contratto di Fiume del Farfa, una volta costituito, riguarderˆ tutti quei territori nei quali scorre il Farfa o i suoi affluenti. Nel nostro caso siamo il territorio pi a nord del suo bacino.
La Regione Lazio appoggia fortemente i CdF anche con finanziamenti specifici (commi 95, 96 e 97 dell’articolo 3 della Legge Regionale n. 17/2016, – Deliberazione della Giunta Regionale n. 337 del 4 giugno 2019); essi contribuiscono al perseguimento degli obiettivi delle normative in materia ambientale con particolare riferimento alla direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque) che prevede il raggiungimento del Òbuono stato di qualità dei corpi idriciÓ, unitamente alla direttiva 2007/60/CE (Direttiva alluvioni) e alle direttive 92/43/CE (Direttiva Habitat) e 2008/56/CE (Direttiva quadro sulla strategia marina), in quanto utile strumento per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento, l’utilizzo sostenibile dell’acqua, la protezione dell’ambiente e degli ecosistemi acquatici; la mitigazione degli effetti delle inondazioni e della siccità nonché per il coordinamento e la coerenza delle azioni e degli interventi previsti per l’attuazione delle suddette direttive.
Nella stagione dei recenti ed illustri pensionamenti, tra quote e date non possiamo che soffermarci al 31 dicembre 2019.
Il 31 del mese di Dicembre, infatti, non è un giorno come tanti, ma per tanti sarà l’occasione per ringraziare una persona, un orviniese doc che per più di 40 anni ha servito il nostro paese, nell’ambito del Corpo di Polizia locale e nell’Unione dei Comuni.
In questa esperienza pluridecennale composta di molte pagine il Comandante Gabriele Frezza lascia un vuoto istituzionale importante che può essere mitigato – in parte – solo dalla sua presenza nell’ambito della nostra comunità, dal punto di vista umano, che permane forte oltre alle funzioni espletate. Un carattere particolare su cui qualcuno potrebbe collegare molti aneddoti, ma animo maturo e riflessivo, con spirito costante volto a risolvere le quotidiane problematiche cittadine.
Un esempio, forse di altri tempi, un conoscitore dei bisogni e delle peculiarità orviniesi che difficilmente ritroveremo in futuro. Rimane, tuttavia l’esempio che ci ha trasmesso, anche quando eravamo ragazzi e avevamo una certa soggezione, perché il rispetto delle regole passa dal rispetto di chi le applica, un servitore della Res Comunale unico nel suo genere, che ha fornito un servizio di polizia di prossimità vicino alla comunità, a più di due generazioni di cittadini e villeggianti.
Non solo compiti di Polizia locale, ma anche garante della vita quotidiana con uno sguardo vigile alle operazioni complementari e primarie della Pubblica Amministrazione al fine di migliorare la qualità degli spazi e servizi pubblici: su tutti la gestione sapiente e futuristica dell’acqua di casa nostra, da ultimo il coordinamento dei servizi di pulizia e gestione urbana.
Le parole non bastano per descrivere e valorizzare tutti questi anni dedicati alla città di Orvinio, ma siamo consapevoli che ci ritroveremo più avanti, magari per un consiglio o per una futura collaborazione. Un grazie a nome dell’Amministrazione Comunale e dei cittadini che essa rappresenta per quello che ha dato e quello che, speriamo, ancora potrà dare. Arrivederci
A Roma, lo scorso 10 novembre, straordinario successo della Festa dei Piccoli Comuni del Lazio, evento che ha riempito di bellezza Villa Borghese, in susseguirsi di musiche, sapori, cultura, storia e meraviglie di sostenibilità e ambiente.
Oltre 70 piccoli comuni con le loro amministrazioni, associazioni e produttori, hanno costruito una giornata di incredibile impatto alla quale hanno partecipato più di 10.000 romani e turisti che hanno riempito senza pause il cuore della Capitale. L’evento, curato da Legambiente, è stato realizzato dalla Regione Lazio con la partecipazione di Federparchi Lazio, Anci e Anpci. All’evento ha partecipato anche il paese di Orvinio con uno stand organizzato alla perfezione dalla locale Pro Loco, alla quale va un grosso plauso, e da alcuni produttori del territorio, con la partecipazione della Confraternita del SS Sacramento, promuovendo piatti tipici, tradizioni religiose, eventi culturali, turistici ed eno-gastronomici. Sono state distribuite oltre 2.000 brochure, una straordinaria operazione di promozione turistica del nostro bellissimo borgo.