In questi giorni così particolari aumenta la consapevolezza di vivere nel paese più bello del mondo, un mosaico di meraviglie che restano il sogno di mezzo mondo.
Adesso più che mai bisogna raccontare e valorizzare questa ricchezza e tutto il patrimonio diffuso che ci circonda, che va protetto ma anche condiviso.
Mentre noi restiamo a casa, la bellezza nascosta nei nostri borghi, nelle nostre campagne, colline, montagne, non si ferma e attende solo di essere nuovamente assaporata.
Mantenere i contatti e ricreare la fiducia è il ruolo fondamentale dell’ospitalità locale, fatta di piccole aziende a conduzione familiare che, con proposte di soggiorni ed esperienze all’aria aperta, con l’offerta di prodotti locali e genuini, potranno giocare la carta della credibilità rispetto all’ambiente salubre e pressoché incontaminato quale è quello della Sabina. Come?
Il progetto SharryLand, al quale il comune di Orvinio ha aderito già da diversi mesi diventandone primo Comune Amico del Lazio, e a cui stanno aderendo i comuni di Castel di Tora, Colle di Tora, Paganico e Collalto Sabino, si ripropone proprio questo: dare voce, insieme alle comunità locali, alla ricchezza di questo patrimonio e tornare a vivere e gustare la nostra terra, a rilanciare il turismo sostenibile e le economie locali, non appena tutto questo sarà nuovamente possibile.
E allora, se sentiamo la mancanza della bellezza dei nostri luoghi, possiamo contribuire anche noi a raccontarla utilizzando SharryLand, iscrivendoci tutti, e soprattutto gli operatori turistici (guide, associazioni, b&b, ristoratori, produttori locali), sulla piattaforma www.sharry.land, proponendo luoghi ed esperienze, creando sinergie.
Inoltre, in questi giorni di vita casalinga, SharryLand sta promuovendo il territorio sabino con il tour virtuale di Borghi Narranti, invitando poi “al rientro dal tour” tutti i visitatori partecipanti a lasciare un loro commento e a condividere i propri ricordi dell’ Italia di ieri.
Noi intanto restiamo a casa, condividiamo la bellezza dei nostri luoghi e l’attesa sarà più breve!
Nel monastero di Pietra Demone (l’attuale Colle Cima di Coppi), sorto sui resti del sacello del sabino Giove Cacuno, San Domenico di Sora, sotto l’abile guida dell’abbate Donnoso, imparò a padroneggiare le possenti armi spirituali che gli avrebbero permesso di sconfiggere, nella solitudine dei Monti Lucretili, il suo grande nemico, il Diavolo. Ma la Storia ama prendersi gioco delle nostre umane certezze ed infatti circa 600 anni dopo il Santo di Pietra Demone, un altro diavolo ben più terreno e che, per ironia del destino, avrà anche lui il nome di Domenico, sceglierà Pietra Demone come sua dimora: stiamo parlando di Memmo o Memmio Picone. Questo nome è senz’altro sconosciuto ai più ma alla sua epoca, verso la fine del ‘500, rese insonni le notti di molti abitanti di Orvinio, allora Canemorto, della Valle Muzia e di quella Ustica. Il marchese Luigi Biondi, illustre archeologo e membro della Pontificia Accademia Romana di Archeologia ce ne ha lasciato una preziosa testimonianza nel 1811 :
“ I fianchi [di Pietra Demone] sono ricoperti da un bosco fittissimo d’alberi, che per più miglia si stende: e dove le diradate piante ne dinotano il fine, bello è lo scoprire da lungi or una or altra capanna, tutte di legname conteste, ed abitate da alcuni uomini, quasi selvaggi, colle loro Mogli, e coi Figli; seminudi tutti, e di un solo cibo contenti…Mostrano costoro a que’ pochi, che fino alle loro abitazioni pervengono, un grosso mortajo nel vivo sasso incavato, in che dicono, acquistata avendo siffatta scienza per tradizione, che una masnada antichissima di contrabbandieri, colassù dimorante, la fabricata polve pestasse…Progredendo in ver la cima del monte si veggono le reliquie di uno antico Castello distrutto, che similmente si nomò Pietra Demone e fu patria a Memmio Picone, famoso capo di masnadieri…”.
Al tempo di Memmio Picone e della sua masnada era papa Gregorio XIII, un ottimo papa ma che è passato alla storia più per la sua celebre riforma del calendario giuliano che non per il modo in cui cercò di risolvere il problema del brigantaggio. Già perché all’epoca il brigantaggio era, non solo nello Stato Pontificio ad onor del vero ma in tutta Italia, una vera piaga e Gregorio con le sue errate decisioni politiche, economiche e sociali non riuscì affatto a curarla. Infatti il nostro Memmio non era affatto un caso isolato: per chi oggi considera insicure le nostre città basterà ricordare che al tempo del bandito dei Lucretili nello Stato Pontificio si aggiravano liberamente innumerevoli bande di decine o addirittura centainaia di malfattori, veri e propri eserciti di fuorilegge, che agivano pressoché impuniti nella campagna romana e che osavano persino spingersi nel cuore di Roma per perpetrare i loro efferati crimini. Alla testa di queste bande c’erano signori e signorotti feudali come il celeberrimo duca di Marciano, Alfonso Piccolomini, ma anche preti scomunicati come il Prete Ardeatino o il famoso Prete da Guercino, c’erano banditi di umili origini come Marco Sciarra, il “Re di Campagna” ma anche veri e propri criminali come Catena, al secolo Bartolomeo Vallante (la cui morte nel gennaio del 1581 ebbe come testimone eccezionale Montaigne che ce ne ha lasciato une dettagliata descrizione nel suo journal de voyage en Italie). Gregorio XIII nella primavera del 1585, forse presentendo la morte ormai prossima ed esasperato dal non potere venire a capo del banditismo, lanciò una violenta offensiva armata contro i briganti, ingaggiando persino un reggimento di guardie corse, avvezze ai combattimenti in zone montagnose.
Il 12 marzo del 1585 una compagnia della guardia pontificia, risalendo la valle del Licenza, riuscì ad intecettare a Percile la banda di Memmio Picone e nel violento scontro a fuoco che ne seguì Memmio perse la vita. Gregorio XIII tuttavia non poté gioire a lungo di questa vittoria perché appena un mese dopo, il 10 aprile del 1585, morì dopo una brevissima malattia. La lotta al banditismo però non cessò affatto con la morte di Gregorio XIII, anzi il suo successore, Sisto V, testimone degli scarsi risultati raggiunti dal predecessore in questa lotta, ne fece la sua principale missione terrena! Il guardiano dei porci, come chiameranno Sisto V i suoi detrattori per sottolinearne le umilissime origini (essendo figlio di un povero contadino della Marca Anconetana), fu un papa straordinariamente risoluto ed intransigente: Il Belli in suo celebre sonetto lo definì “Er papa tosto, er papa matto che nnu la perdono’ nneppur’a Ccristo” ed aveva ragione!
“Er papa tosto”, che aveva perso l’amatissimo nipote Francesco Peretti in un terribile agguato di briganti proprio nel cuore di Roma, non appena eletto al soglio pontificio mise subito le cose in chiaro: il giorno della sua elezione non concesse infatti nessuna grazia ai condannati, come era invece in uso ormai da secoli. Abbassò l’età per essere condannati a morte a 14 anni e fece giustiziare, decapitare e squartare talmente tanti briganti che si disse, nel settembre del 1585, che si erano viste più teste mozzate sul Ponte Sant’Angelo che meloni ai mercati! Ma il banditismo si rivelò un fenomeno inaspettatamente tosto anche per un papa del calibro di Sisto V come gli abitanti di Percile presto capirono: purtroppo il vuoto lasciato dalla morte di Memmio Picone venne presto riempito da un altro brigante, anche lui, per ironia della sorte, di nome Domenico, un nome che forse ben si addice a santi e banditi: Domenico o Minno Fantasia, detto anche il Roscio di Vicovaro, prese al balzo il testimone lasciatogli da Memmio Picone e tormentò a sua volta i Monti Lucretili e dintorni per oltre tre decenni prima di essere catturato e decapitato a Roma nel 1621.
Nel rispetto delle disposizioni nazionali, a causa dell’emergenza Covid-19, la programmazione degli eventi, pubblicata nella scorso numero di Orvinium, potrebbe subire delle variazioni, la loro realizzazione al momento non è certa, dipenderà dai prossimi aggiornamenti.
Vi riproponiamo il programma per intero, potrete richiedere ulteriori informazioni al Presidente dell’Ass. Orviniando a.p.s.Domenico Aliverinini 380.73.39.117
PER FAR RIPARTIRE I LAVORI PUBBLICI IN ITALIA: IL MODELLO PONTE MORANDI .
PER LA RICOSTRUZIONE DEL CENTRO ITALIA: LA CONTINUITA’ DEI COMMISSARI .
ABSTRACT
LA RICOSTRUZIONE DEL PONTE MORANDI, CON DEROGA AL CODICE DEI CONTRATTI, SEMBRA UN SUCCESSO PER I TEMPI DELLA RICOSTRUZIONE.
AL CONTRARIO LA RICOSTRUZIONE DEL CENTRO ITALIA E’UN INSUCCESSO, FORSE PERCHE’ DAL 2016 AD OGGI SI SONO ALTERNATI 4 COMMISSARI ( ERRANI, DE MICHELI, FARABOLLINI E LEGNINI) SENZA DARE CONTINUITA’ ALL’ATTIVITA’.
Nel tempo del Coronavirus, oltre alle misure igienicosanitarie per contrastare la pandemia, si è acceso un ampio dibattito sulla necessità di rilanciare l’economia, con un grande piano di investimenti pubblici. In particolare da più parti, si ripropone lo snellimento delle procedure amministrative per rendere certi e veloci i tempi di realizzazione delle opere pubbliche, sia esse locali che strategiche nazionali.
Il dibattito non è nuovo, ma non può prescindere da un’analisi su alcuni fatti recenti che ancora sono sottoposti alla nostra attenzione, il primo riguarda la ricostruzione del Ponte Morandi e il secondo riguarda la ricostruzione del postsisma nel Centro Italia.
L’analisi si focalizza su due profili principali, partendo dal presupposto che siamo in presenza di due ricostruzioni completamente diverse, la prima è finalizzata a ridare a Genova una singola e strategica infrastruttura viaria, la seconda riguarda un’intera area dell’Italia Centrale ed è più complessa, ma i profili d’analisi vertono sulle norme applicate e sull’istituto del Commissario Straordinario.
Esaminando quest’ultimo istituto riscontriamo che in base a quanto previsto nei specifici decreti di nomina, i commissari possono derogare alla disciplina del Codice dei Contratti ( D.Lgs. 50/2016), dispongono di poteri straordinari per velocizzare le decisioni pubbliche e rendere meno burocratico tutto il procedimento, inoltre possono assumere anche la funzione di stazione appaltante, ancor prima possono approvare progetti e varianti, senza attendere pareri o nulla-osta di altri soggetti, derogando anche in materia ambientale.
PONTE MORANDI
A Genova, dopo varie discussioni e proposte, il Commissario Straordinario per la ricostruzione del Ponte Morandi è stato identificato nel Sindaco della Città e gli sono stati attribuiti ampi e speciali poteri tipici propri delle grandi emergenze, secondo alcuni, con deroghe addirittura extrapenali.
L’apertura del nuovo Ponte Morandi avverrà entro la fine della primavera (tecnicamente il 20-21 giugno): ad annunciarlo è stato il sindaco di Genova Marco Bucci, nel corso di una tavola rotonda dedicata alle infrastrutture e alla crescita del Paese tenutasi al Centro studi della Cisl di Fiesole.
SISMA CENTRO ITALIA
Dopo il sisma del 2016, in base ad una pluralità di norme istitutive sono stati nominati, sin qui, quattro Commissari Straordinari, uno ogni anno, non assicurando in tal modo la necessaria continuità politico-amministrativa, necessaria per fronteggiare le emergenze ambientali, sbloccare le opere pubbliche e avviare la ricostruzione.
La continuità nell’incarico era ed è tanto più necessaria per la complessità della ricostruzione, che riguarda un vasto e variegato territorio, con tanti soggetti pubblici e privati da coinvolgere preventivamente per evitare ritardi, contenziosi e conflitti istituzionali.
Sarebbe stato auspicabile scegliere la figura del commissario straordinario con particolare riguardo alle specifiche competenze e capacità manageriali, con un incarico di lunga durata e con precisi obiettivi.
L’estensione dei poteri speciali e derogatori dovrebbe, inoltre, essere circoscritta dalla norma o quantomeno nel decreto di nomina per evitare un potenziale contrasto con i principi di certezza del diritto e di legalità. Sarebbe utile, altresì, individuare ex ante chi controlla i risultati della gestione commissariale e prevedere espressamente incentivi e sanzioni per il rispetto dei termini
dell’incarico, auspicabilmente perentori.
Consapevole che il paragone fra le due ricostruzioni può apparire non pertinente, affido al giudizio del lettore le conclusioni da trarre in ordine alle considerazioni qui svolte, senza la pretesa di avere certezze in merito, avendo a mente un bel libro del Prof. Tullio Tentori dal titolo “ Il rischio della certezza”.
Nel rispetto delle disposizioni nazionali, a causa dell’emergenza Covid-19, la programmazione degli eventi, pubblicata nella scorso numero di Orvinium, potrebbe subire delle variazioni, la loro realizzazione al momento non è certa, dipenderà dai prossimi aggiornamenti.
Vi riproponiamo il programma per intero, potrete richiedere ulteriori informazioni al Presidente della Pro Loco Luigi Taddei 334.85.35.275
28 GIUGNO: 27° SAGRA DEI CECAMARITI
19 LUGLIO: 4° SAGRA DELLA PATATA CON MOSTRA FOTOGRAFICA
In questi giorni, pur volendo fare uno sforzo per parlare d’altro, l’argomento e l’oggetto dei nostri pensieri, è solo uno: IL CORONA-VIRUS. Io però, in merito a questo, voglio solo cogliere l’occasione per rivolgere il mio “grazie di cuore” a tutti i medici e al personale sanitario in generale, che sta lottando ogni giorno contro un feroce nemico invisibile, a costo della propria vita. Il mio plauso va altresì a tutte le Forze dell’Ordine, ai Volontari, alla Protezione Civile per l’importante aiuto e la solidarietà dimostrata verso il prossimo, con la loro azione. Una preghiera silenziosa per chi invece è venuto a mancare.
Comunque, quello di cui voglio parlare oggi, come argomentazione più attinente allo spirito del Giornalino ORVINIUM, è relativo alle strutture commerciali locali. Notavo, proprio un po’ di tempo fa, che tutti gli esercizi commerciali di questo piccolo borgo di 300 persone, sono veramente apprezzabili sotto ogni punto di vista. Tanto per cominciare se ne contano molti:
Il Chiosco-Bar di Emiliano nei giardini pubblici di Viale Roma. E’ gestito ed aperto solo in parte dell’anno, normalmente da giugno a settembre, cioè nel periodo estivo. Dà la possibilità di usufruire del servizio bar nel relax del verde che offre il giardino, dove c’è alta presenza di bambini, per i divertenti giochi ivi installati dall’Amministrazione comunale. La piccola struttura del chiosco è contornata da tavoli, sedie e ombrelloni a servizio dell’attività, nei quali ci si può rifocillare beatamente, al riparo della calura estiva, bevendo cocktail e bibite e gustando ottimi gelati.
Il Forno di Rosina che gode di una speciale fama per la “buona pizza bianca e rossa” e, non di meno, per il pane e i tipici dolci, caratteristici soprattutto in alcuni periodi dell’anno. Ne cito alcuni, considerato l’avvicinarsi della Santa Pasqua: le pizze battute e le pizze con l’anice. Non esagero se dico che è risaputo, in ambito provinciale e addirittura regionale, che tutto ciò che sforna Rosina è buonissimo.
Il Supermarket di Flora. Un ampio locale di alimentari, frutteria e …..tanto di più, nel quale puoi utilizzare anche il carrello della spesa riempiendolo di ogni cosa che ti necessita, perché è fornitissimo di tutti i prodotti, come un negozio della grande città. Brava Flora che hai imparato bene il mestiere e sei diventata “vera commerciante”.
Il Bar di Primo, uomo gentile e disponibile sempre verso tutti. Il suo locale, ampio, luminoso, in marmo rosa, rimodernato ultimamente nella elegante sala da tè, supera persino il confronto con molti degli altrettanti bar della provincia reatina. Soprattutto nel periodo estivo puoi accomodarti nei tavoli ombreggiati dell’esterno e godere di un buon caffè, immerso nel tran-tran della vita del paese, essendo la localizzazione centrale e in bella vista di Viale Roma.
La Trattoria di Roberta e Paola. Anche questa in Viale Roma, ben soleggiata, ha un doppio locale adibito a sala da pranzo all’interno, all’esterno invece, c’è la copertura a gazebo, per piacevoli pranzi e cene estive. Il locale cucina può essere osservato sia dall’ambiente interno che esterno. Vengono serviti ottimi pasti, anche con piatti tipici locali.
Il Ristorante “Taka Pizza” in Corso Manenti, è anch’esso un bellissimo locale di buona cucina, molto ampio, con una seconda entrata da Piazza Girolamo Frezza, al lato del magnifico Monumento dei Caduti di Guerra del paese. Ristrutturato da poco, oltre alla pizzeria, fa anche servizio bar con pasticceria di ogni genere, elegantemente arredato è l’angolo in legno e ferro adibito a questo scopo.
Il Ristorante di Pesce “La Ripetta” sempre in Corso Manenti, piccolo ma grazioso e raffinato locale dove, nel fine settimana d’inverno e tutti i giorni nel periodo estivo, puoi gustare piatti veramente squisiti, belli agli occhi e piacevoli al palato.
Insistono in loco due Macellerie, una in Piazza Garibaldi e una in Via Segni. Costituiscono il buon rifornimento di carni di allevamento locale. Tutte e due sono gestite in locali idonei allo scopo, ben attrezzati per l’uso, arieggiati e puliti, dove vige gentilezza, cortesia e qualità.
Dobbiamo elencare ancora due Empori nel centro storico del paese. I locali non sono molto grandi, è vero, ma in essi sono stipate chincaglierie di ogni genere, perfino cose di difficile reperimento.
Il Laboratorio Orafo LU-MON di Luana che, sulla Piazza Garibaldi, fa da salotto per chi arriva e dà subito un’occhiata ai lavori orafi artigianali. Essi brillano nei ripiani delle vetrinette sistemate nel grazioso localetto, dove sono esposti con gusto. La titolare impartisce gentilmente anche utili informazioni sulle caratteristiche ambientali e culturali del paese, di cui si può prendere visione. Certo, desta meraviglia trovare questo tipo di negozio in una piccola realtà come lo è Orvinio.
Salone di Parrucchiera M&M di Martina, si inserisce perfettamente nel locale dell’androne delle vecchie fontane, che dà sulla Piazza Garibaldi, elegantemente ristrutturato ed ampliato da poco, ora è veramente un bel locale, offre un servizio utile e piacevole. Stare in ordine con i capelli è diventato ormai necessario per tutti, l’appuntamento settimanale con il parrucchiere è di routine e poterne usufruire nell’ambito del paese dove si vive fa comodo.
La Farmacia San Nicola, gestita dal dr.Giovanni Valletta. L’esercizio, incastonato dietro la fontana monumentale di Viale Roma, con l’ingresso principale su quest’ultima, è fornito in maniera esauriente di farmaci e parafarmaci. Il servizio copre anche il paese limitrofo di Pozzaglia Sabina, con un dispensario farmaceutico, lì aperto poche ore al giorno. La professionalità del dr.Valletta, soddisfa le esigenze di noi utenti. Lui fornisce consigli utili ad ogni necessità.
E’ da apprezzare veramente molto la tenacia dimostrata da chi, per amore verso il proprio paese, riesce a mantenere in vita tutte queste attività, sacrificando forse un po’ anche il tenore di vita personale, che deve rapportarsi ad una realtà demograficamente quasi irrilevante, ma addirittura è da sostenere con ammirazione chi ha avuto il coraggio di arrivare da fuori paese, per dare a quest’ultimo quel servizio in più che magari mancava.
Una parrocchia è una comunità viva che crede nel Dio Creatore e prende Gesù come Modello di ogni comportamento. Tra le molte attività parrocchiali, il catechismo rappresenta un momento fondamentale per trasmettere gli insegnamenti cattolici alle giovani generazioni ed, anche per chi non è credente, rappresenta un momento di divulgazione di sani comportamenti e valori.
La fede inizia con l’ascolto e si nutre non solo di messaggi verbali, ma dell’esempio di modelli vivi che trasfondono negli altri la ricchezza delle proprie convinzioni. I catechisti sono persone chiamate ad annunciare la Parola alla comunità parrocchiale ed esercitano un importante servizio, occupando gli avamposti della Chiesa, vivendo quanto annunciano.
Ad Orvinio la catechesi si svolge grazie alle nostre volontarie Andreina Ranalli, Vincenzina Fabbri e Nadia Scanzani che, supportate dal necessario coordinamento di Don Desiderio, preparano i ragazzi ai sacramenti, presso il Centro Anziani. L’attività del nostro Parroco è fondamentale in quanto oltre al coordinamento delle catechiste, ogni martedì svolge incontri di formazione ed aggiornamento.
I prossimi appuntamenti in merito ai sacramenti 2020 sono i seguenti: le comunioni sono previste per il 17.05.2020 (salvo rinvii che non dipendono da noi), mentre le cresime sono state calendarizzate per il 16.08.2020.
Altra attività fondamentale è rappresentata dai Consigli pastorali: Il Consiglio Pastorale diocesiano è rappresentato da Riccardo Donati per la parrocchia di Orvinio, mentre il Consiglio Pastorale locale è composto da Riccardo Donati, Andreina Ranalli, Vincenzo Attilia, Domenico Attilia, Domenico Spagoni, Franca Costantini, Vincenzina Fabri, Antonio Cervelli, Luigino Marcangeli, Flora Ragazzoni, Lina Ragazzoni ed Angelo Cervelli.
La Parrocchia vive all’interno di una Chiesa particolare, come cellula in corpo vivo, qui i Priori, i catechisti i consiglieri sono sempre pronti, a rispondere all’invito del loro Pastore e ad unire le proprie forze alle iniziative della comunità religiosa.
Alla Parrocchia ed ai suoi attivisti va il ringraziamento dell’Amministrazione Comunale, per portare ogni giorno nel comune spazi comunicativi e di aggregazione socio-religiosa fondamentali, nel rispetto delle altre attività dell’associazionismo territoriale attivo e volontaristico.
L’Amministrazione da il benvenuto a Fernando Donati che ha vinto il concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura di 1 posto a tempo determinato e parziale 50% per il profilo professionale “autista scuolabus”.
Da un pò di tempo si aggira un confratello del Gonfalone di grande cuore ed anima che sta ripristinando gli arredi sacri e gli Stili delle confraternite con metodo e perizia e, soprattutto a titolo volontario: un esempio di passione e di impegno civico/religioso non comune a cui va tutto il ringraziamento della nostra comunità. Possiamo rilevare che il lavoro da fare è molto e rientra nei compiti istituzionali delle confraternite: un lavoro minuzioso e particolare che vuole ripristinare e dare nuova luce ai simboli religiosi tanto cari al paese durante i riti religiosi celebrativi.
Per quanto riguarda l’attività di questo novello Giuseppe, bisogna riferirsi al termine greco téktôn, che si traduce solitamente con “carpentiere”, corrisponde al latino faber e indica un artigiano che lavora il legno o la pietra.
Ma Giuseppe è anche l’uomo che sa “prendere con sé”, cioè sa prendersi davvero cura delle persone e delle cose affidategli. Possiamo dire che da oggi Giuseppe è di casa ad Orvinio e si chiama Pierino, chi vuole dargli una mano può passare a trovarlo anche solo per scambiare qualche idea e consiglio.